Il "quasi" scudetto del 1921 PDF Stampa E-mail
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Sabato 11 Ottobre 2008 06:00

PRIMA DEL 1921: LA FONDAZIONE

Nella primavera del 1909 un gruppo di giovani pisani tra cui il primo presidente Enrico Canti fondarono il Pisa Sporting Club. I colori sociali, inizialmente biancorossi, divennero definitivamente nerazzurri l’anno successivo (in onore dell'Inter vincitrice dello scudetto 1909/1910).

I primi giocatori erano soprattutto studenti. La squadra partecipò inizialmente a tornei con altre rappresentative cittadine fino a che, nel novembre del 1914, sotto la guida del nuovo Presidente, Giacomo Picchiotti, cominciò l'attività ufficiale del Pisa S.C. con l'iscrizione alla Coppa Federale Toscana.

In quegli anni il Pisa S.C. dominò sulle altre squadre toscane (Firenze FC, US Livorno, AS Lucchese(, AC Viareggio, Prato FC, S.S. Gerbi Pisa, P.G.F. Libertas Firenze), conquistando cinque titoli di Toscana consecutivi dal 1914 al 1921 (dal 1917 al 1919 le attività furono sospese a causa della I Guerra Mondiale) ma non riuscì ad andare oltre la poule per il titolo Centro-Meridionale.

Il 26 ottobre 1919 fu inaugurato il nuovo stadio, l'Arena Garibaldi.

Per quanto riguarda la stagione 1921 culminata con la cronaca della finale scudetto tra Pro-Vercelli e Pisa lasciamo la parola, sotto la sua autorizzazione, alla sapiente penna di Renzo Castelli.

ANNO 1921

Se il 1920 si era concluso con un momento di unione e di speranza in occasione della straordinaria partecipazione popolare alla traslazione del Milite Ignoto da Aquilea a Roma, l'anno nuovo non lascia più alcun dubbio sulle tensioni che già l'immediato futuro riserba all'Italia. Il 21 gennaio, proprio mentre a Livorno matura la scissione in seno al PSI con la nascita del Partito Comunista, a Bologna i fascisti assaltano e distruggono la sede delle leghe bracciantili; non passa una settimana e sempre a Bologna e attaccata e data alle fiamme la Camera del Lavoro. A violenza risponde violenza: il 28 febbraio e ucciso a Firenze il giovane fascista Giovanni Berta. In questo clima di bestialità e di furore si va alle elezioni: siamo ormai alle soglie dell'estate e nell'infuocata tornata elettorale i fascisti, pur conseguendo un risultato inferiore alle loro aspettative, entrano in parlamento con 35 deputati. Uno si chiama Benito Mussolini.

STAGIONE 1921


Anno di fuoco sulle piazze, anno di gloria nella storia del nostro Sporting. Abbiamo visto come l'avvio del campionato — nell'autunno del '20 — avesse riserbato alla squadra neroazzurra qualche contrarietà: un pareggio a reti inviolate (abbastanza insolito per l'epoca), la sconfitta di Prato (seppur motivata). Niente era ancora perduto poichè la squadra stava pedinando il Livorno, ma ormai il calcio stava diventando materia bollente e l'interesse di un'intera città era tutto proteso a raggiungere il titolo di campione di Toscana. In più, la struttura organizzativa della società si era rinforzata, grazie ai numerosissimi soci, al nuovo stadio che raccoglieva un gran pubblico, ad una dirigenza attiva ed impegnata.

Nelle feste di Natale maturò cosi l'idea che le possibilità della fomazione neorazzurra si sarebbero di molto incrementate se si fosse fatta allenare la squadra da un professionista, togliendosi quella caratteristica di esasperato dilettantismo che ancora conserva.
Avere un trainer era francamente un lusso, un lusso che si pagava caro. Il Livorno era favorito di quel campionato proprio perche si era affidato ad un trainer, così come ormai era in uso in quasi tutti i più importanti clubs del nord diretti ormai da tecnici boemi, ungheresi, inglesi, svizzeri e, ma più raramente, da qualche italiano. Fu per soddisfare questa ormai indifferibile esigenza che la società neroazzura contattò per l'incarico di trainer il signor Joseph Ging, ungherese di Budapest, trentaduenne, calciatore del Torckwes e ella nazionale magiara.


Ging era nato a Budapest il 27 settembe 1891 da un famiglia dalle lontane origini irlandesi (in questa lingua il suo cognome significa "figlio dell'uomo biondo"). Non ricorda oggi Ging chi lo chiamò a Pisa — ne alcun altro sa dire con esattezza di chi sia stata l'intuizione di quella chiamata —una cosa che invece Ging ricorda perfettamente è che la persona che lo invitò a Pisa doveva essere molto importante perchè attorno al suo nome vi fu contesa così aspra da richieder perfino l'intervento dei carabinieri.
Era accaduto che Ging, conclusa la sua carriera di calciatoredivo nella nazionale ungherese (un giocatore universale, in grado di coprire indistintamente i ruoli di centravanti, mezzala e infine centromediano per un totale di 263 presenze) fosse stato chiamato nel 1920 dal conte Dal Toso ad allenare la squadra di Udine. Raccolta nelle ultime posizioni, Ging porto l'Udinese a conseguire risultati di tale prestigio che la stampa nazionale non potè ignorare l'evento dando al nuovo allenatore una repentina fama. Certo è che da Pisa partirono emissari per Udine
convincendo Ging a trasferirsi sotto la Torre Pendente per un ingaggio all'epoca favoloso: 1800 lire al mese fino al termine del campionato. Il magiaro fece sollecitamente fagotto e la cosa non andò giù al conte Dal Toso che mandò i carabinieri a prelevarlo dall'albergo di Pisa per farlo svoltare; qua però trovò osso più duro e Ging restò ad allenare i neroazzurri.
Ging giunse alla stazione centrale di Pisa il 5 gennaio del '21. Andò ad accoglierlo alla stazione il segretario della società neroazzurra, Ferruccio Giovannini, che così ricorda quell'incontro: "Ging aveva scritto al Pisa che, discendendo dal treno, avrebbe portato un fiorellino in bocca per farsi riconoscere. Quando la folla di viaggiatori apparve all'uscita io aguzzai lo sguardo alla ricerca dell'uomo col fiorellino in bocca ma non vidi affatto questo contrassegno bensì mi colpì subito un uomo alto, impettito, con un cappellino di panno verde e relativa penna arricciolata, una giacca pure verde oliva con un mostreggiature verdi alla tirolese ed un paio di calzoni grigi piuttosto frusti. Il cappello gli stava in cima alla testa come poggiato, appena in posizione orizzontale. C'era proprio bisogno del fiorellino? Lo accompagnai all'albergo parlando sempre con le mani perche lui non diceva in italiano neppure "si", ma l'indomani sul campo si fece capire coi piedi"!
Joseph Ging, uno dei primi "maghi" del calcio, un uomo che riuscì a trasformare il volenteroso incedere di undici giovanotti in una squadra di valore nazionale! Ging, pazientemente ma con tratto inflessibile, coniugando i verbi all'infinito, insegnò calcio alla giovane formazione neroazzurra insistendo fino all'ossessione sulla tecnica individuale. La squadra smise anche di inseguire in dieci uomini la palla, i giocatori ebbero ruoli collegati ad una geometria, gli allenamenti furono portati da due a quattro la settimana; tutto ci fece aumentare del mille per cento la professionalità e l'adattamento allo sforzo e cosi congegnata la squadra si avviò ad affrontare la seconda fase del campionato.


Il 16 gennaio del 1921, in occasione della trasferta di Lucca, si organizzò (ed ò la prima esperienza del genere nella storia dello Sporting) un treno neroazzurro; seguirono la squadra quasi duecento tifosi che furono premiati giacchè il Pisa vinse per 5 a 2 contro i rossoneri la cui porta era difesa dall'ex neroazzurro Dovichi dopo che il Pisa aveva acquistato dalla "Gerbi" la nuova promessa Gianni. Al rientro da Lucca accoglienze trionfali alla stazione a tutta la comitiva.


A metà febbraio Lucchese e Livorno avevano quattordici punti, il Pisa seguiva a un punto ma con una partita in meno per aver dovuto sospendere a causa della gran pioggia il match con la Libertas di Firenze. Il 31 gennaio il big-match con il Livorno all'Arena (0 a 0 all'andata); il Pisa scese in campo deciso a vincere schierando questa formazione: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Poggetti, Tornabuoni, Viale, Gnerucci, Merciai, Merlini, Corsetti, Pera. Il Livorno presentava: lacoponi I, Baratella, Vincenzi, Innocenti I, Nigiotti, Bargagna, Anichini, lacoponi II, Lazzeri, Magnozzi, Parson.
Ging aveva cominciato a dare ordine alla squadra e già qualche risultato si vedeva nelle marcature più razionali e in una maggiore sincronia nella manovra; segnò Merlini due reti e a pochi minuti dalla fine Merciai di testa infilò l'angolo basso alla destra di lacopini. Il Pisa (3 a 0) superò cosi il Livorno in classifica generale e non sarà più raggiunto, laureandosi ancora una volta campione toscano.
Per le finali del campionato centro-meridionale si erano qualificate, con lo Sporting, lo stesso Livorno — giunto secondo — e, per il Centro-sud, Fortitudo e Lazio di Roma, Naples e Bagnolese di Napoli. In vista della poule la squadra neroazzurra dette buona misura delle sue possibilità al nuovo tecnico pareggiando contro la S.P.A.L. di Ferrara (1 a 1), vincendo contro la fortissima Biellese (1 a 0, con rete di Tornabuoni) e addirittura strapazzando la Nazionale Emilia per 7 a 0 con ben cinque reti del nuovo astro Danilo Sbrana. Quattro giocatori neroazzurri — Viale, Tornabuoni, Giuntoli e Bartoletti —- furono successivamente convocati per la rappresentativa regionale. Il 22 maggio inizio la fase conclusiva del torneo per l'assegnazione del titolo di campione del centrosud. Il Pisa viaggiò verso Roma per incontrarvi la Fortitudo; dominio dei neroazzurri, ma notevole "guigne" (termine usato dal cronista dell'epoca, traducibile in "scalogna") perche l'incontro era di quelli da vincere. 1 a 1: pazienza, Il campionato va benino per il Pisa ma anche il Livorno non scherza affatto; nelle battute conclusive del torneo il Pisa batte la Bagnolese, il Livorno liquida il Naples e le due formazioni — neroazzurri e amaranto — si ritrovano alla fine di giugno, alla conclusione del campionato, a parità di punti in testa alla classifica. Si impone dunque uno spareggio che la federazione stabilisce per il 3 di luglio sul campo dello Sterlino a Bologna.


E' una finale "storica" poichè la squadra vincitrice dell'incontro sarà proiettata ad incontrare la squadra campione del nord per il titolo italiano. Entrambe le società iniziano con il protestare per la scelta del campo, che si teme "favorevole all'avversaria". Protesta più vivacemente il presidente del Livorno, commendator Ettore del Corona, il quale giustamente constata come nel campionato del nord una delle finaliste sia proprio il Bologna, così che il pubblico di quella città potrebbe parteggiare ... per la più debole, sperando poi di aver la avversaria nella finale per il titolo italiano. Sulla carta il Pisa e favorito, se non altro per gli incontri diretti nel campionato regionale: 0 a 0 a Livorno, 3 a 0 per il Pisa all'Arena. Da Pisa, da Livorno, da Lucca e da Firenze partono per la città emiliana carovane di sportivi. Le formazioni in campo sono quelle annunciate; Pisa Sporting Club: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Poggetti, Tornabuoni, Viale, Merciai, Colombari, Merlini, Corsetti, Pera; Unione Sportiva Livorno: lacoponi I, Ghio, Innocenti I, Bargagna, Nigiotti, Collaveri, Scazzola, lacoponi II, Mozza-chiodi, Magnozzi, Parson. Per un quarto d'ora si gioca all'attesa, scrutando l'avversario, consapevoli dell'importanza della posta. Poi Poggetti e Viale iniziano a spingere catapultando buone palle per Corsetti e Pera "i più redditizi del quintetto attaccante". Il gioco è molto pesante e l'arbitro Venegoni stenta molto a contenere la foga dei ventidue in campo. Finisce il primo tempo sullo 0 a 0, con i pisani sterilmente all'attacco. Ripresa. Al 3' un corner per il Pisa è calciato da Corsetti e l'altissimo Tornabuoni, sistematosi come sempre al centro dell'area avversaria, piazza di testa un colpo che va ad infilarsi nell'angolo alto alla destra di lacoponi. Sull' 1 a 0 il Pisa insiste e al 10' su identica azione Tornabuoni raddoppia ma l'arbitro annulla per precedente fallo. Il mancato pericolo sveglia il Livorno che si catapulta all'attacco; cede leggermente la seconda linea pisana (l'odierno centrocampo) ma la fortuna del Pisa è di avere una coppia di terzini — Bartoletti e Giuntoli — che non scherzano. Al quarto d'ora dalla fine Magnozzi è atterrato in area di rigore da Tornabuoni ma l'arbitro non concede il rigore reclamato dai livornesi; neanche a dirlo i supporters amaranto invadono il campo costringendo i carabinieri ad un duro lavoro per contenere gli scontri. Dopo l'interruzione l'incontro riprende ma i giocatori, ancora impressionati da quei fatti, concluderanno poc'altro di buono. Finisce così con il punteggio di 1 a 0 per il Pisa che accede con questa vittoria alla fine per il titolo italiano.


Iniziato alle 17,35,l'incontro e finito alle 19,45 e subito dopo giocatori e tifosi prendono il treno del ritorno. In città è apoteosi, centinaia di persone invadono la stazione dopo che per telefono, da Bologna, è giunta la notizia della vittoria sul Livorno e della conquista del titolo centromeridionale. In vista di questa "immancabile vittoria" (anche in termini politici siamo ormai alla vigilia dell'affermarsi di questa roboante fraseologia) un comitato ha organizzato una grande festa notturna da tenersi all'Arena (altro precedente rispetto alle neroazzurre feste di questi nostri anni!) che avrà il suo clou in una fiera dove
ditte e privati cittadini offrono un dono che, messo in vendita, contribuirà a creare il montepremi per la squadra che sarà — forse _ campione d'ltalia. Ogni giorno, dacchè il Pisa è entra-to nella poule finale per il titolo centromeridionale, l'elenco dei doni si allunga ed è pubblicato con grande evidenza dalla stampa pisana. Ha aperto la lista delle offerte un bene augurale fiasco di vino offerto dal signor Curzio Cambogi, ma i doni sono diventati in breve centinaia; fra gli altri, non si esime dal fare il bel gesto anche una delle personalità più illustri di Pisa, il professor Giovan Battista Queirolo, il quale dona alla squadra un ricco ventaglio. La fantasia popolare si accende di fronte a questa grande festa sulla quale ormai ogni giorno la stampa locale batte la grancassa; eccitanti anche i particolari: la notte pisana — una notte di luglio — sarà tutta illuminata elettricamente con "lampade alla veneziana". Sorge un solo dubbio: quando fare la festa? Gli organizzatori nicchiano. Vorrebbero attendere la finale per il titolo italiano, ma temono che una sconfitta mandi all'aria tutto; ma farla prima avrebbe senso? Si decide infine di non rischiare e la data e fissata per il 21 di luglio. A Livorno, il 17 luglio, la Pro Vercelli ha intanto fatto fuori nella sua finale per il titolo del nord il Bologna. Lo scontro per il titolo italiano viene fissato dalla federazione per il 24 luglio alle 17,30 sul campo di Torino.

LA FINALE: PRO VERCELLI-PISA 2-1


In quei giorni di luglio mori a Pisa "strusciamuri" — al secolo, Giovanni Comparini — personaggio molesto ma conosciutissimo da tutti, e la stampa dette alla notizia un rilievo insolito. C'era attesa vivissima, in quei giorni, per la finale di Torino, ingannata da un po' di calcio minore come il torneo dei bar fra i quali spicca l'incontro bar Iris-bar Pietromani finiteo a cazzotti e con il punteggio di 3 a 2 per il primo.
La comitiva pisana partì dalla stazione centrale con il diretto per Torino sabato 23 luglio alle ore 23,50. Avrebbero dovuto viaggiare tutta la notte per presentarsi alla finale del pomeriggio seguente ... freschi e riposati. La partenza era stata preceduta da vivaci polemiche sulla scelta del terreno di gioco. Nessuno ignorava che giocare a Torino era quasi come giocare a Vercelli, con afflusso di supporters tutti orientati per la squadra piemontese. In più, l'arbitro Olivari, di origine ligure, viveva egli stesso a Torino da molti anni. Il presidente del Pisa Picchiotti, che non voleva prepotenze, aveva anche telegrafato alla federazione denunciando la "vergogna" della scelta e minacciando il forfait della squadra. In società si era decisi a non andare e si partì soltanto — come Picchiotti pubblicamente dichiarò alla stampa — "per deferenza verso i giocatori che hanno accettato di giocare a Torino". La mattina stessa del sabato 23 luglio — la vigilia — giunse al Pisa il telegramma di risposta della federazione riel quale, in maniera molto evasiva, si giustificava la scelta della sede torinese per "ragioni speciali" lasciando intravedere che dietro vi fossero motivazioni politiche o comunque collegate alla grave turbativa dell'ordine pubblico vissuta in quei mesi dall'Italia.
Insomma, si partì. La comitiva neroazzurra era ridotta — per motivi economici — allo stretto essenziale; in treno si sentì male Gigi Poggetti — half destro —- e appena arrivati a Torino bisognò telegrafare che partisse Gnerucci, il quale viaggiò tutta la mattinata arrivando al campo poco prima dell'incontro. Ging rimediò una formazione utilizzando Gnerucci al posto di Poggetti (un mediano di spinta antelitteram) e schierando il giovane e promettente Danilo Sbrana all'ala destra. La mossa avrebbe potuto con ogni probabilità avere un esito del tutto positivo — vista anche la prova complessiva della squadra — se proprio Gnerucci non fosse stato accoppato dopo pochi minuti dall'inizio dell'incontro costringendo il Pisa — secondo il regolamento dell'epoca, accettato peraltro fino agli anni '60 — a giocare con un uomo in meno.
L'incontro, disputato su un terreno di misure ridotte — soltanto 50 x 100 — che si prestava tanto più alla battaglia, fu improntato fin dai primi minuti ad un gioco durissimo che l'arbitro Olivari accettò in maniera compiacente. Del resto la Pro Vercelli aveva una terribile fama; già nel girone eliminatorio del nord la sua mezzala sinistra Rampini aveva fatto fuori gli half destri dell'Internazionale di Milano e dell'Alessandria. Ma c'è anche da dire che la Pro Vercelli — pur pesante fino alla illegittimità — era anche una signora squadra. In porta aveva Curti, un eccellente goalkeeper, i terzini erano il nazionale Rosetta e il forte Bossola, dai rimandi lunghissimi. Era questo — la difesa — il reparto più prestigioso della squadra, rafforzato, soprattutto in fase di copertura, da due centrocampisti grintosi quali Ara e Rampini.
Il Pisa, sceso per la prima volta in Piemonte, in uno stadio traboccante di folla, si impressionò fortemente. Eccezionali certe parate di Gianni, molto applauditi anche Viale e Tornabuoni, oltre al giovanissimo Colombari sul quale gravò larga parte del gioco di centrocampo soprattutto dopo l'infortunio a Gnerucci. Poichè e stata questa l'unica grande occasione nell'intera storia dello Sporting — ad oggi — di fregiarsi dello scudetto di campioni d'ltalia, dedichiamo a questo incontro di finale il giusto spazio come si deve agli avvenimenti tanto eccezionali da risultare agli occhi della storia calcistica pisana addirittura unico. Ecco dunque la cronaca di quell'incontro.

24 Luglio 1921 - Finale Scudetto - PRO VERCELLI - PISA 2-1 (1-0)

Pro Vercelli : Curti, Rosetta, Bossola, Ara, Parodi, Perino, Ceria, Ardizzone, Gay, Rampini, Borello. Pisa Sporting Club: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Gnerucci, Tornabuoni, Viale, Sbrana, Merciai, Corsetti, Colombari, Pera. Arbitro: Olivari di Genova. Gol: 45' Ceria, 47' Rig.Sbrana I, 65' Rampini II.

All'avvio, la Pro Vercelli muove verso la porta del Pisa e un tiro di Ceria che vola alto sulla testa di Gianni. La replica pisana si ha con Colombari che vince un duello con Rosetta calciando a lato. Si gioca nella fascia centrale del campo finchè — è il 12' — Gnerucci interrompe uno scambio fra Rampini e Borelli avviandosi verso l'area della Pro Vercelli; è qui che Rampini, re-uperando, allenta al pisano una gran botta e lo stende dai retro. Sarebbe un fallo da espulsione ma l'arbitro Olivari lascia perdere mentre Gnerucci, steso a terra, viene con cautela portato a braccia negli spogliatoi. Si parla di una contusione al gi-nocchio ma sarà purtroppo frattura della tibia: e il Pisa resta in dieci.
Ridotto in dieci il Pisa cerca di vendere cara la pelle; Ging fa arretrare sulla linea degli half Colombari, concedendo alla Pro Vercelli una maggiore iniziativa. In questa fase Gianni è autore di stupende parate su tiri anche ravvicinati di Ara, Borello, Ceria. Il Pisa cerca di alleggerire la pressione con Corsetti (blocca Curti). Al 39' la Pro Vercelli va in vantaggio anche un po' per colpa nostra: pasticciano Bartoletti e Tornabuoni, si inserisce Ceria che entra quasi in porta con la palla. La reazione del Pisa è efficace (tiri di Corsetti e Sbrana) ma il primo tempo si conclude con la Pro Vercelli in vantaggio per 1 a 0.
Negli spogliatoi Ging ha un diavolo per capello e "intedesca" in maniera incomprensibile; il tecnico magiaro ce l'ha con l'arbitro, che non ha espulso Rampini, ce l'ha con il giocatore vercellese (ormai ci si è resi conto della gravità dell'infortunio a Gnerucci) ma ce l'ha anche con la difesa pisana che si è fatta battere in maniera abbastanza ingenua. E c'è di più. Tornabuoni, nelle numerose mischie sotto la porta pisana dopo che i neroazzurri sono rimasti in dieci, ha rimediato un calcio nel ginocchio ed ora zoppica; cosi Ging lo sposta al centro dell'attacco (memore del goal segnato nella finale con il Livorno), piazzando Viale a centrale con Pera retrocesso a half sinistro. E' una formazione chiaramente rimediata con il quale il tecnico cerca ancora di coprirsi, sperando — se il cielo aiuterà i neroazzurri — nel golletto del pareggio e magari di ripetere la finale.
Le mosse di Ging — il "mago" — hanno un effetto taumaturgico sulla formazione pisana. La Pro Vercelli, che scende in campo nella ripresa convinta di controllare il match e di incrementare il vantaggio, si trova fin dal primo minuto sotto una imprevista pressione dei neroazzurri. Il gol del pareggio viene subito. Corsetti lancia Tornabuoni in area "bianca" e il lunghissimo centrhalf pisano — tramutato da Ging in centravanti — affronta Rosetta, lo supera in slalom e marcia sul portiere Curti; a pochi passi dalla rete, proprio al momento di scoccare il tiro, Bossola interviene da retro e lo atterra. E' rigore e l'arbi-tro Olivari non può evitare di assegnarlo. Tira Sbrana non forte ma angolato e segna: 1 a 1.
Il pareggio muta nuovamente l'andamento del gioco. Ora i vercellesi sono scatenati e cominciano a premere sulla difesa neroazzurra che deve affidarsi alla grande bravura di Gianni e di Tornabuoni. I "bianchi" sbagliano molto, ma anche il Pisa, in contropiede ha le sue occasioni (tiri di Corsetti, Tornabuoni, Merciai ed un intervento di Curti sui piedi di Colombari al 16' è decisivo). Al 18' scende Ceria, infilando Giuntoli e pescando il compagno Ardizzone solo davanti a Gianni; e fuorigioco nettissimo ma Ardizzone tira con prontezza: il pallone batte sul palo, torna in campo e Rampini lo appoggia in rete. L'arbitro Olivari assegna il gol scatenando le proteste dei pisani fra i quali il più scatenato è Viale il quale — come ricorda Astianatte — "voleva dare in tutti i modi due nocchini all'arbitro"! Finchè Olivari chiama due guardie e lo fa allontanare.
La mezzora conclusiva — con il Pisa ridotto in nove uomini — è convulsa. Il Pisa prova ad attaccare, la Pro Vercelli non intende subire e contrattacca massicciamente trovando in Gianni un portiere insuperabile, Molte le occasioni per i piemontesi, qualcuna anche per i pisani. Il pubblico si spella le mani per gli applausi ma non tutti sono per i vincitori perchè tanti torinesi, affascinati dall'ardore e dalla bravura di questi pisani visti all'opera per la prima volta, tifa ormai apertamente per i neroazzurri. L'ultima grande occasione di pareggiare e di agganciare in qualche modo quel titolo italiano che poi sfuggirà per sempre si ha a due minuti dal termine allorchè Merciai, lanciato da Giuntoli, prende in velocità i difensori avversari e giunge solo di fronte a Curti. Ma al momento del tiro calcia fuori. E' la fine. La delusione. Lo sconforto. Non vale essere stati bravi. Non vale pensare: "Il prossimo anno ci riproviamo". Mentre Viale arronza, guardato a vista dalle guardie, attorno allo spogliatoio dell'arbitro per "sfilarlo", gli altri giocatori si vestono in fretta per riprendere nella stessa serata il treno per tornare a casa.
A Pisa, intanto, la gente e sulle spine. Tutte le linee telefoni che fra Torino e Pisa sono interrotte per una condizione di emergenza ormai quotidiana e in città nessuno sa cosa abbia fatto il Pisa a Torino.

In serata, da Pietromani, si sparge la voce che i neroazzurri hanno vinto ed un corteo si forma subito per le vie cittadine. Qualcuno, in nottata andrà alla stazione e riceverà dalla viva voce dei giocatori, le prime deludenti notizie. La cittadinanza si avventa sui giornali del lunedì dove in maniera frammentaria ma inequivocabile, vi si dice che il Pisa
purtroppo ha perduto. "Ci risulta che il Pisa — così scrive il cronista del 'Ponte' —, a cui arrideva la vittoria (e invece non era esatto poichè in vantaggio era andata la Pro Vercelli —  a un certo punto del secondo tempo si trovo a giocare con soli 9 uomini perche Viale sarebbe stato espulso dall'arbitro e Giuntoli fu contuso (e invece era Gnerucci — nda)." Soltanto nelle cronache del martedì tutti i particolari.
Sulla giustezza del risultato di Pisa-Pro Vercelli — finale per il titolo italiano 1921 — i giornali di parte pisana non ebbero dubbi: un titolo rubato. Il parere degli altri fu però diverso.
"La Gazzetta dello Sport" sottolineò come, nel complesso, la partita fosse stata "pessima", nobilitata soltanto dalla prestazione di "un grandissimo portiere: Gianni, del Pisa". Ecco come la "rosea" descrisse le doti di Gianni: "Sorprendente per agilità, svolse un lavoro d'impegno, entrò a tempo nelle fasi più critiche dell'attacco vercellese, tenne i due tempi onorevol-mente senza soggiacere alla stanchezza". Bene anche Tornabuoni "che sfoggiò di testa stupende risorse". Per il Paese Sportivo quel che dette fastidio in quella finale fu "il gioco rude praticato dal Pisa", Una formazione che "tuttavia destò favorevole impressione". E il secondo goal della Pro Vercelli? "Fu segnato in evidente offside". "La Gazzetta del Popolo" scrisse: "Nel Pisa il tallone d'Achille fu negli uomini di attacco, un difetto tipico di tutte le giovani società ... Gianni, il mi-gliore ...". Cosi "il Telegrafo" di Livorno: "Anche i più critici denigratori della Toscana si sono resi conto che ormai tutta la nostra regione può stare alla pari con il football del nord". Per "Il Nuovo Giornale" il'risultato "premiò l'enorme prevalenza dei bianchi vercellesi, ma giunse al termine di un incontro combattuto e sofferto".
Arrabbiata com'era stata per la designazione di Torino, delusa tanto più all'andamento della gara — un giocatore fratturato, un altro espulso! — la società non passò sopra quel risultato e l'avvocato Picchiotti, presidente del Pisa, stilò subito un poderoso reclamo che inviò alla federazione controfirmato dal segretario del Pisa Gino Salvioni. Il reclamo era circostanziato ma, obbiettivamente, c'erano pochissime possibilità che potesse venire accolto poichè le decisioni contestate (fuorigioco, espulsione di Viale) erano di competenza strettamente arbitrale e la richiesta conclusiva — disputare l'incontro "in ambiente sereno" e con arbitraggio "veramente degno" — poco proponibile. Eppure, spedito il reclamo, fu convinzione di larga parte della tifoseria che l'incontro si sarebbe ripetuto e un po' vi sperò anche Ging che continuò a preparare i suoi in attesa della chiamata al nuovo incontro.
Il reclame del Pisa fu esaminato a Torino, nella sede della presidenza federale in via Carlo Alberto, dalla commissione federale composta dai cinque membri: Lombardi, Ferretti, Berti, Mainetto. De Marchi. Per motivi di opportunità fu sospesa l'omologazione dell'incontro di finalissima mentre furono chiesti chiarimenti supplementari all'arbitro Olivari (che, ovviamente, rispose "picche"). Ma chiaramente l'intento del vertice federale era che la questione dovesse considerarsi chiusa. Tanto che, interdetti per il tono del reclamo e memori del fatto che, prima dell'incontro, la società neroazzurra aveva addirittura minacciato di dare forfait, i membri della presidenza federale chiesero senza mezzi termini alla società neroazzurra di chiarire la sua posizione nei riguardi della stessa federazione dichiarando cioè se intendesse rimanere nell'orbita federale o se fosse sua intenzione di staccarsene. Era una chiara minaccia a non insistere nella protesta e il Pisa capì l'antifona e non andò oltre, restando affiliata, rispondendo regolarmente alla convocazione del 20 agosto con la quale furono formati i nuovi comitati regionali e fu decisa — novità assoluta — la composizione di due gironi di seria A attraverso i quali si sarebbe articolato il nuovo campionato. Il Pisa Sporting Club, orfano del titolo di campione d'Italia, fu inserito nel girone B unitamente a: Genova, Savona, Internazionale, Alessandria, Modena, Casale, Brescia, Padova, Torino, Legnano, Venezia. Altre societa minori confluirono invece dalla Confederazione Calcistica Italiana (CCI) alla neonata Federazione Italiana Gioco Calcio (FGGI) formando un diverso campionato.


STATISTICHE E CLASSIFICHE DELLA STAGIONE 1920-21

COPPA TOSCANA: RISULTATI

Pisa - CS Firenze

3-2

5-0
Livorno - Pisa

0-0

0-3
Pisa - Libertas Firenze

4-2

0-2
Prato - Pisa 2-1 0-2
Pisa - Viareggio 2-0 2-0
Pisa - Gerbi Pisa 4-0 4-1
Lucchese - Pisa 2-5 0-3

SEMIFINALI INTERREGIONALI

Pisa - Fortitudo Roma

0-0

2-1
Bagnolese - Pisa

0-3

1-8

FINALE CENTRO SUD

PISA - LIVORNO

1-0

FINALE PER IL TITOLO ITALIANO

PRO VERCELLI - PISA

2-1

CLASSIFICA FINALE  COPPA TOSCANA

PISA

25

LIVORNO

24

LUCCHESE

18

PRATO

14

CS FIRENZE

11

LIBERTAS FI

10

VIAREGGIO

5

GERBI PISA

5

SEMIFINALI INTERREGIONALI

PISA

7

FORTITUDO ROMA

5

BAGNOLESE

0


Pisa 1920-21

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Agosto 2009 14:23
 

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